Introduzione
Dopo mesi di trattative, Microsoft ha raggiunto un accordo con OpenAI per una partecipazione del 27% di OpenAI Group PBC, pari a 135 miliardi. Il punto forte dell’accordo riguarda l’accesso esclusivo alla tecnologia di OpenAI fino al 2032, potendo ambire al raggiungimento dell’intelligenza artificiale generale (AGI) finora considerata un’ipotesi remota. Nel frattempo, le azioni di Microsoft sono salite fino a portare la capitalizzazione a 4 trilioni di dollari.
Prima dell’accordo, l’investimento di Microsoft in OpenAI ammontava a 13,75 miliardi di dollari, accordi diretti a stabilire una partnership strategica e duratura per accedere ai tanto ambiti servizi di cloud computing.
OpenAI ha completato la sua trasformazione in una società a scopo di lucro, un processo già avviato lo scorso anno e fortemente criticato da Elon Musk – cofondatore di OpenAI – in quanto l’obiettivo nel lontano 2015 era la creazione di un’intelligenza artificiale in grado di “aiutare l’umanità in modo trasparente” e mantenere una struttura no-profit. Musk aveva criticato l’accordo con Microsoft nel 2019 definendolo una deviazione significativa dall’idea originaria.
L’accordo del 2019 prevedeva una partnership strategica esclusiva per sviluppare tecnologie dedicate all’intelligenza artificiale sulla piattaforma Azure: l’investimento di Microsoft ammontava a un miliardo di dollari, con l’obiettivo di accelerare la ricerca verso forme di intelligenza artificiale più avanzate, cercando di accorciare le tempistiche per raggiungere l’AGI. In particolare, OpenAI avrebbe utilizzato i servizi cloud di Azure per l’addestramento dei modelli; Microsoft sarebbe diventato il partner preferenziale per la commercializzazione delle tecnologie di OpenAI.
Questo nuovo accordo arriva in un contesto in cui le Big-Tech sono in competizione per raggiungere l’intelligenza artificiale generale, la cosiddetta AGI, alla luce anche del recente accordo con Nvidia e i continui miglioramenti di Apple Intelligence. Da una parte, Microsoft si è assicurata un vantaggio importante per i prossimi 7 anni. Dall’altra, OpenAI, grazie alla ricapitalizzazione, ha acquisito maggiore potere finanziario, ridefinendo inoltre il modo in cui acquisirà capitale.
I dettagli dell’accordo
L’accordo prevede la ricapitalizzazione e la trasformazione di OpenAI in una società Benefit. Una società Benefit è un’organizzazione che opera con lo scopo di generare un impatto positivo sulla società e sull’ambiente, mantenendo il profitto finanziario. La società è stata infatti valutata 500 miliardi, cedendo a Microsoft una partecipazione del 27% della quota, un investimento pari a 135 miliardi di dollari. Non sono cambiati invece i punti chiave: OpenAI rimane il partner di Microsoft, e Microsoft continua a detenere diritti di proprietà intellettuale esclusivi.
L’organizzazione no-profit, chiamata ora OpenAI Foundation, detiene una partecipazione azionaria nella società a scopo di lucro pari al 26%, valutata circa 130 miliardi di dollari: il restante 47% sarà invece detenuto da dipendenti, ex dipendenti e investitori. La Fondazione ha oltretutto stanziato 25 miliardi di dollari per accelerare le innovazioni in campo sanitario e per il supporto di soluzioni tecniche “per la resilienza dell’AI, massimizzando i benefici e minimizzando i rischi.
È stato inoltre stabilito che Microsoft continuerà a ricevere il 20% dei ricavi generati da OpenAI fino al raggiungimento dell’AGI, il quale dovrà essere verificato da un gruppo di esperti indipendenti, nonché il protrarsi dei diritti di proprietà intellettuale fino al 2032 con la possibilità di sviluppare soluzioni in modo indipendente; i diritti di proprietà intellettuale sulla ricerca, invece, rimarranno in vigore fino alla verifica dell’AGI da parte del gruppo di esperti, o fino al 2030, a seconda di quale evento si verifichi per primo.
Un’altra novità importante riguarda il contratto di OpenAI di acquisto di ulteriori 250 miliardi di dollari di servizi Azure, e Microsoft non avrà più il diritto di prelazione per essere il fornitore di elaborazione di OpenAI. Una particolarità riguarda il fatto che Sam Altman, ceo e fondatore di OpenAI, non otterrà alcuna partecipazione nel nuovo assetto societario, prevenendo il rischio di far prevalere i ricavi rispetto al mantenimento della mission.
Prospettive future
Il passaggio da ente no-profit a società Benefit permette a OpenAI di raccogliere capitali in quantità maggiori, nonché di operare con una maggiore flessibilità commerciale: lo scenario per una possibile IPO non è più così all’avanguardia, risultando essere stata una scelta complicata fino a questo momento. Oltretutto, Microsoft ha saputo imporsi nel mercato AI rinforzando una partnership già radicata, da una parte permettendogli di beneficiare di tutti i benefit delle future innovazioni di OpenAI fino al 2032, e dall’altra, per OpenAI, di usufruire di infrastrutture e finanziamenti considerevoli, rendendo possibile il sostenimento delle spese necessarie per lo sviluppo dei suoi modelli.
OpenAI e Microsoft non sono gli unici agenti economici in campo. Amazon ha siglato un investimento fino a 4 miliardi di dollari nella startup Anthropic, principale partner di formazione. Si è trattato di un accordo secondo cui Anthropic utilizzasse come fornitore cloud Amazon Web Services (AWS), e Amazon investisse 4 miliardi di dollari in Anthropic. Meta ha destinato 14 miliardi di dollari per acquisire una quota nella società Scale AI per rafforzare l’addestramento dei modelli: l’accordo conferisce a Meta una partecipazione del 49% nella startup e fornisce al fondatore di Scale AI Alexandr Wang la possibilità di dirigere un nuovo laboratorio di ricerca sulla superintelligenza.
Se l’AI poteva apparire come un semplice tool per ricevere ogni tipo di risposta, oggi è uno strumento strategico, finanziario e infrastrutturale, in grado di incrementare le prestazioni di qualsiasi società e modello di business. Servirà ancora qualche anno prima di poter vedere un’intelligenza artificiale generale – senza contare tutti i rischi annessi. Di sicuro, le Big-Tech non si faranno trovare impreparate: questi continui investimenti si traducono nella volontà di volere la fetta di mercato più ampia.
Bibliografia
