Introduzione
Nel mondo del fitness digitale, Strava rappresenta una delle storie di maggiore successo negli ultimi sedici anni. L’app, ormai punto di riferimento per milioni di atleti, ha saputo armonizzare fattori come tecnologia, community e performance sportive: con la possibile IPO, la piattaforma punta a una nuova fase della sua evoluzione, arrivando a Wall Street.
Strava non è più una semplice app per monitorare una qualsiasi attività fisica. Essa infatti funge da piattaforma social in cui poter condividere i propri risultati con un pubblico, principalmente i propri amici, ad ogni livello: dai professionisti ai semplici appassionati. Dopo aver conquistato i 50 milioni di utenti attivi mensili in più di 185 paesi, la società guarda oltre i propri confini.
Secondo alcune fonti, Strava starebbe infatti lavorando con Goldman Sachs e JPMorgan Chase per preparare una IPO che potrebbe concretizzarsi nel corso del 2026, mossa che eleverebbe la startup a colosso di dimensione internazionale.
La storia di Strava
Mark Gainey e Michael Horvath, studenti di Harvard, fondarono la società nel 2009 a San Francisco; la parola Strava già suggeriva lo scopo dell’app: dallo svedese sträva – che significa ambire, sforzarsi.
In quegli anni, le app di fitness erano strumenti adatti all’acquisizione dei dati, non certamente a creare connessioni: Strava colse la palla al balzo, colmando un vuoto di mercato e costruendo una piattaforma in grado di coniugare il tracciamento delle attività svolte con una rete sociale: in poche parole, il Facebook dello sport per l’epoca. Le interazioni infatti si compongono di kudos – l’equivalente dei like sulla piattaforma di Zuckerberg – per mostrare supporto a chiunque postasse sulla piattaforma.
Il successo fu immediato tra i ciclisti, per poi esplodere anche tra i runner. Negli anni a seguire l’app migliorò a vista d’occhio, anche grazie alla introduzione di funzioni come le analisi avanzate dei dati, la pianificazione degli allenamenti, nonché la punta di diamante: il modello freemium, un programma che combinava la versione gratuita con l’abbonamento premium.
Il grande salto per la società ci fu nel 2020, anno in cui milioni di persone si avvicinarono all’attività fisica: la pandemia aveva infatti costretto chiunque a reinventarsi con degli hobby, passioni, nuove cose da fare, tra cui appunto la corsa o il ciclismo indoor.
Ad oggi, Strava conta oltre 150 milioni di account registrati e 50 milioni di utenti attivi ogni mese. I ricavi annuali stimati superano i 180 milioni di dollari, provenienti prevalentemente dagli abbonamenti premium.
Le acquisizioni chiave
Al fine di mantenere lo standard qualitativo alto, la società ha optato per due acquisizioni per incrementare il posizionamento strategico. Ad aprile 2025, Strava ha annunciato l’acquisizione di Runna, startup britannica specializzata in piani di allenamento personalizzati per la corsa, per una cifra stimata intorno ai 180 milioni di dollari. Si tratta di un potenziamento dei già presenti piani di Strava, puntando ad un miglioramento qualitativo grazie al modello per gli allenamenti di Runna.
La filosofia di Runna si integra perfettamente con quella di Runna, secondo quanto dichiarato dal CEO di Strava Michael martin: “la corsa è in piena espansione nel mondo, e integrare un servizio di coaching come Runna significa aiutare milioni di utenti a migliorarsi ogni giorno”. Dom Maskell, co-fondatore di Runna, ha inoltre affermato di essere lieto di entrare a far parte di Strava, continuando a concentrarsi sull’offerta di piani personalizzati. Il dettaglio incredibile? Runna è stata creata nel 2022, ricevendo subito un successo eclatante.
A maggio 2025, la società ha completato l’acquisizione di The Breakaway, app per l’allenamento ciclistico con la particolarità di adoperare algoritmi di intelligenza artificiale per analizzare le performance e costruire piani personalizzati, puntando molto sui ciclisti competitivi.
La tentata causa contro Garmin
All’inizio di ottobre 2025, Strava ha intentato una causa contro Garmin, società tecnologica fondata nel 1989 specializzata nella produzione di dispositivi e applicazioni basati sul sistema di posizionamento globale (GPS). L’accusa riguardava la presunta violazione di brevetti relativi a due delle funzionalità più iconiche: Segments e Heatmaps.
In particolare, Strava sosteneva che Garmin avesse infranto i brevetti che coprivano il sistema di suddivisione di percorsi, la funzione Segments, e le mappe di attività della community, la funzione Heatmaps, e aver infine violato un accordo siglato nel 2015 tra le due società: il Master Cooperation Agreement. Strava richiedeva non solo un risarcimento, ma anche un’inibizione permanente della vendita di dispositivi Garmin che incorporassero tali funzionalità.
Sorprendentemente, dopo appena 21 giorni dal deposito della causa, Strava ha volontariamente ritirato l’azione legale. Non sono state rese note le motivazioni pubbliche, pur collocandosi temporalmente vicina ad una disputa sempre tra le due società. infatti, Garmin avrebbe imposto delle linee guida che obbligavano gli utenti a mostrare il suo logo nei post delle attività registrate su Strava. Una possibile spiegazione in merito alla scelta di Strava può essere la volontà di rafforzare la società in vista della IPO.
La possibile IPO
L’interesse per una quotazione in Borsa sembra quindi più vicina che mai: “la quotazione è solo una questione di tempo”, secondo quanto risulta dalle dichiarazioni di Michael Martin. La scelta non è casuale, e non riguarda tantomeno la valutazione attuale dell’azienda, calcolata intorno ai 2 miliardi di dollari: Strava punta sempre di più alla sua internazionalizzazione. La raccolta di capitali permetterebbe infatti un consolidamento nella zona asiatica e sudamericana.
Oltretutto, la società sta dimostrando come sia volta ad investire sempre di più sull’analisi predittiva e sul coaching digitale, entrambe presenti nelle acquisizioni degli scorsi mesi. Nondimeno, la quotazione rafforzerebbe il potere contrattuale per possibili collaborazioni con brand del calibro di Nike. Infine, dopo un primo momento di flessione, il settore del fitness digitale sta tornando a crescere, arrivando ad avere un valore globale di oltre i 130 miliardi di dollari entro il 2030, traducendosi in una mossa vincente.
Tuttavia, la quotazione non ha solo i suoi lati positivi: Strava dovrà infatti dimostrare di poter aumentare i ricavi senza compromettere l’esperienza dell’utente. L’app nasce gratuita e l’abbonamento è solo un plus, permettendo l’accesso alla maggior parte delle persone; per evitare eventuali ricadute, sarà necessario limitare quanto più possibile le funzioni a pagamento.
Un altro punto importante riguarda il mercato in cui opera: se Strava vanta l’idea di fare del fitness un social network, con il tempo altri colossi hanno raggiunto il gap iniziale: Apple, con la sua app Apple fitness, o altre app come Garmin Connect, Zwift, Whoop, o Nike Run Club offrono tutte dei servizi alternativi in grado di sostituire Strava. Da non sottovalutare ci sono infine le condizioni di mercato: inflazione, tassi di interesse, fiducia degli investitori saranno dei fattori importanti per sostenere il periodo post-quotazione.
Conclusione
L’ingresso a Wall Street non sembra presentare grandi problemi, potendo risultare per Strava in una semplice crescita dovuta a una community solida e compatta. Ad oggi, Strava ci sta insegnando come fare impresa nel mondo dello sport, riuscendo a sfruttare il gap in un settore difficile.
Dietro l’entusiasmo per una possibile IPO, la vera sfida per Strava sarà mantenere la qualità dei prodotti offerti e riuscire a convincere gli investitori, anche se fino ad oggi la società, almeno per il primo punto, non ha peccato grazie alle ultime due acquisizioni. Per quanto riguarda il secondo punto, infine, l’AI potrà sicuramente incrementare la fiducia tra gli investitori stessi.
Bibliografia
Borsa Italiana / Radiocor, “Strava: FT, per la App sportiva c’è un’IPO all’orizzonte”.
Financial Times, “Strava plots Wall Street debut as running boom boosts fitness app”.