Meta vince negli Stati Uniti: nessuno scorporo per WhatsApp e Instagram

La Corte federale americana ha respinto la richiesta della Federal Trade Commission di separare le due piattaforme dal gruppo Meta. Per Mark Zuckerberg è una vittoria decisiva che ridisegna il rapporto tra Big Tech e antitrust.

 

Introduzione

Il 18 novembre segna una data cruciale per il futuro dell’ecosistema digitale globale. Un giudice federale di Washington ha stabilito che Meta non dovrà separarsi da Instagram e WhatsApp, chiudendo una lunga battaglia legale con la Federal Trade Commission (FTC) statunitense. La sentenza, emessa dal giudice James Boasberg, ha rigettato l’accusa secondo cui le acquisizioni avrebbero danneggiato la concorrenza e consolidato un monopolio nel mercato dei social network.

È una vittoria dal peso enorme per Meta e per Mark Zuckerberg, che da anni difendono la legittimità di un modello fondato sull’integrazione dei propri prodotti e sull’espansione tramite acquisizioni mirate. Ma è anche una sconfitta pesante per la FTC, che aveva fatto dello smantellamento dei colossi digitali il simbolo della sua nuova politica antitrust. La decisione apre però una riflessione più ampia: fino a che punto le autorità possono intervenire in un settore che evolve a velocità superiore a quella della legge?

 

Le origini della disputa

Nel 2012, Facebook annunciò l’acquisto di Instagram per circa 1 miliardo di dollari, una cifra che allora sembrò esorbitante per una piattaforma con appena 13 dipendenti e pochi milioni di utenti: Zuckerberg ne intuì però il potenziale. L’integrazione fu lenta ma strategica; nel giro di pochi anni, Instagram non solo divenne il principale motore pubblicitario di Meta, ma anche la chiave per conquistare le generazioni più giovani, allontanate dal “vecchio” Facebook.

Due anni dopo, nel 2014, ci fu l’acquisizione di WhatsApp – costata 19 miliardi di dollari – rappresentando un ulteriore salto di scala. L’app di messaggistica più diffusa al mondo, con oltre due miliardi di utenti, entrò così nell’orbita di Menlo Park. L’obiettivo di Zuckerberg era chiaro: costruire un ecosistema integrato dove i servizi sociali e di comunicazione potessero convivere e condividere infrastrutture, dati e risorse tecnologiche.

Negli anni, le due app hanno mantenuto una propria identità ma sono diventate parte di un disegno comune che oggi alimenta gran parte dei ricavi pubblicitari e delle ambizioni di Meta nel settore dell’intelligenza artificiale e della realtà aumentata.

La causa tra la FTC e Meta risale a cinque anni fa, diventando tra le più grandi cause legali mai intentate contro una delle società social più influenti al mondo. La FTC – insieme a 46 Stati americani – intentò infatti un’azione per abuso di posizione dominante nel mercato dei social network. Secondo l’accusa, Facebook avrebbe comprato Instagram nel 2012 e WhatsApp nel 2014 per eliminare la concorrenza, senza alcun effetto positivo per migliorarla. Lo stesso Boasberg archiviò il caso affermando la mancanza di prove sufficienti per dimostrare che Facebook detenesse potere di mercato. Ad agosto dello stesso anno, la FTC presentò un reclamo, e nel 2022 Boasberg stabilì che il caso potesse procedere in quanto l’agenzia aveva presentato maggiori informazioni.

La FTC chiese infatti la separazione forzata delle due società, che oggi rappresentano il cuore dell’impero Meta. Meta ha sempre respinto le accuse, sostenendo che le acquisizioni furono approvate proprio dalla stessa FTC all’epoca e che da allora il mercato si è trasformato in modo sostanziale. TikTok, YouTube, Snapchat e decine di altre piattaforme competono oggi per l’attenzione degli utenti e per le entrate pubblicitarie. Il tribunale ha concluso condividendo questa visione, riconoscendo che la definizione di mercato proposta dalla FTC fosse troppo ristretta e non tenesse conto della complessità del panorama digitale contemporaneo.

 

Il monopolio e l’abuso di posizione dominante negli Stati Uniti

Nel sistema statunitense, la monopolizzazione e l’abuso di posizione dominante rientrano tra le principali violazioni del diritto antitrust, regolato soprattutto dallo Sherman Antitrust Act del 1890. Mentre la sezione 1 condanna ogni contratto, combinazione o cospirazione che limiti il commercio, la sezione 2 punisce la monopolizzazione o il tentativo di monopolizzare qualsiasi aspetto del commercio o degli scambi interstatali, rendendo l’atto un reato. Le sanzioni per eventuali violazioni arrivano fino a 100 milioni di dollari per una società e 1 milione di dollari per una persona fisica, o la reclusione non superiore a 10 anni a discrezione del tribunale.

Tuttavia, è chiaramente distinto il possedere un monopolio dal costruirlo in modo illegale: un’impresa può diventare dominante grazie alla cosiddetta concorrenza meritevole, usufruendo di fattori chiave come innovazione, efficienza o popolarità dei propri prodotti. La violazione si configura invece quando l’azienda usa condotte anticoncorrenziali, come acquisizioni strategiche volte a eliminare i concorrenti, nonché accordi di esclusiva o pratiche di boicottaggio. In questi casi, la FTC o il Dipartimento di Giustizia (DOJ) possono avviare un’azione civile per tutelare il mercato. Oltretutto il giudice, se accerta la monopolizzazione, può imporre rimedi strutturali, come lo scorporo di società, o comportamentali, come limitazioni contrattuali.


La decisione e le reazioni recenti

Con la decisione del tribunale, il giudice Boasberg ha stabilito che la FTC non è riuscita a dimostrare che le acquisizioni abbiano prodotto effetti anticompetitivi concreti. In particolare, ha ritenuto che il mercato dei servizi digitali sia molto più ampio di quanto ipotizzato dall’accusa e che la presenza di rivali come TikTok o YouTube dimostri l’esistenza di una concorrenza dinamica e reale. La richiesta di scorporare Instagram e WhatsApp è stata quindi respinta, ponendo fine a un rischio che avrebbe potuto sconvolgere il valore di Meta, stimato oggi a oltre 1,5 trilioni di dollari.

“La decisione odierna della Corte riconosce che Meta si trova ad affrontare una concorrenza agguerrita”, ha dichiarato Nkechi Nneji, portavoce di Meta. Zuckerberg, che ha seguito personalmente la fase finale del processo, ha parlato di vittoria per l’innovazione americana. La Federal Trade Commission ha invece espresso delusione per il verdetto, ribadendo l’intenzione di continuare la battaglia contro le concentrazioni di potere nel settore digitale.

L’agenzia guidata da Lina Khan potrebbe valutare un ricorso, ma le probabilità di successo appaiono ridotte: la decisione definisce infatti un precedente difficile da ribaltare. Nel frattempo, le Borse hanno reagito positivamente: le azioni Meta hanno guadagnato quasi il 5% in un solo giorno, riflettendo la fiducia degli investitori nella stabilità del gruppo.

La vittoria legale non chiude però tutte le questioni aperte. Meta resta nel mirino delle autorità regolatorie dell’Unione Europea per il mancato allineamento con il Digital Services Act e il Digital Markets Act.


Conclusione

La decisione del tribunale americano è una pietra miliare nella storia del diritto antitrust digitale. Meta non dovrà smantellare il proprio impero social e potrà continuare a gestire in sinergia Facebook, Instagram e WhatsApp. Ma il messaggio che arriva da Washington è chiaro: non è più tempo di punire i giganti del tech, ma di aggiornare le regole per un’economia che non conosce confini fisici. Meta ha vinto la sua guerra più importante, ma il dibattito sul potere delle piattaforme resta aperto.


Bibliografia

https://www.cnbc.com/2025/11/18/meta-wins-ftc-antitrust-trial-that-focused-on-whatsapp-instagram.html

https://www.cnn.com/2025/11/18/tech/meta-antitrust-suit-decision-not-monopoly

https://www.reuters.com/sustainability/boards-policy-regulation/meta-defeats-us-antitrust-case-over-instagram-whatsapp-2025-11-18/

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