Introduzione
PayPal ha compiuto uno dei passi più significativi della sua storia recente. Il 15 dicembre 2025 il gruppo statunitense dei pagamenti digitali ha annunciato di aver presentato domanda per costituire una banca negli Stati Uniti, attraverso la creazione di una industrial loan company (ILC) con sede nello Utah, che opererebbe sotto il nome di PayPal Bank. Se approvata dalle autorità competenti, la richiesta segnerebbe un cambio di ruolo sostanziale per l’azienda: da piattaforma tecnologica e intermediario di servizi finanziari a istituto bancario regolamentato, con la possibilità di raccogliere depositi e concedere credito in modo diretto alle piccole e medie imprese americane.
La domanda è stata inoltrata allo Utah Department of Financial Institutions e alla Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC), che dovranno valutare il piano industriale, la governance e i profili di rischio prima di concedere l’autorizzazione. PayPal ha chiarito che l’operazione è ancora in fase preliminare e che l’ottenimento della licenza non è garantito, ma il solo fatto di aver avviato formalmente l’iter rappresenta una presa di posizione chiara sulle ambizioni future del gruppo.
Dalle origini digitali al credito alle imprese
La storia di PayPal è strettamente legata all’evoluzione dell’economia digitale. Le sue radici affondano nella Confinity, società fondata nel 1998 nella Silicon Valley, che si fuse successivamente con X.com, la piattaforma finanziaria online lanciata da Elon Musk. Da quella fusione nacque l’embrione dell’attuale PayPal, che nel 2002 si quotò in Borsa e venne poi acquisita da eBay, diventando per oltre un decennio il motore dei pagamenti dell’e-commerce globale. Nel 2015 PayPal tornò indipendente con lo spin-off da eBay, avviando una nuova fase di espansione autonoma.
Nel tempo, la società ha progressivamente superato il perimetro dei semplici pagamenti. Dal 2013 ha iniziato a offrire soluzioni di finanziamento per le imprese, a partire dal programma PayPal Working Capital, seguito negli anni successivi da altri prodotti di credito. Secondo dati ufficiali dell’azienda, PayPal ha facilitato oltre 30 miliardi di dollari in prestiti e capitale circolante a più di 420.000 conti business nel mondo. Un’attività significativa, che tuttavia è sempre stata svolta tramite banche partner, senza una licenza bancaria propria.
La industrial loan company
Nel comunicato ufficiale, il CEO Alex Chriss ha spiegato che l’accesso al capitale continua a essere uno dei principali ostacoli per la crescita delle piccole imprese statunitensi. Secondo PayPal, diventare una banca consentirebbe di offrire servizi più efficienti, ridurre la dipendenza da intermediari terzi e migliorare la capacità di supportare le PMI con strumenti di credito più aderenti ai loro flussi di cassa reali.
La guida della futura banca, se il progetto andrà in porto, è stata affidata a Mara McNeill, manager con lunga esperienza nel settore finanziario, già alla guida di Toyota Financial Savings Bank. Una scelta che segnala la volontà di PayPal di affiancare competenze bancarie tradizionali alla propria cultura tecnologica.
La forma giuridica scelta da PayPal per entrare nel sistema bancario statunitense, come anticipato, è quella della industrial loan company (ILC), un tipo di istituto di credito previsto dalla normativa di alcuni Stati americani — in particolare lo Utah — e soggetto alla supervisione congiunta delle autorità statali e della Federal Deposit Insurance Corporation (FDIC). Le ILC possono svolgere gran parte delle attività tipiche di una banca commerciale: accettare depositi, concedere prestiti e offrire servizi finanziari regolamentati, con la possibilità — se autorizzate — di garantire i depositi attraverso l’assicurazione federale FDIC.
La principale differenza rispetto a una banca tradizionale risiede nella struttura proprietaria. A differenza delle banche commerciali classiche, che devono essere controllate da holding bancarie soggette alla vigilanza della Federal Reserve, le industrial loan company possono essere controllate da gruppi non bancari, inclusi conglomerati industriali o tecnologici. È proprio questa caratteristica ad aver reso le ILC uno strumento particolarmente attraente per aziende fintech e grandi corporation che intendono offrire servizi bancari senza trasformarsi in una banca holding a tutti gli effetti.
Dal punto di vista operativo, però, le ILC non sono istituti “leggeri”. Devono rispettare requisiti patrimoniali, regole di gestione del rischio, obblighi antiriciclaggio e standard di trasparenza analoghi a quelli delle banche tradizionali. La FDIC esercita un controllo diretto sull’istituto, mentre lo Stato che rilascia il charter — nel caso di PayPal, lo Utah — vigila sulla governance e sulla solidità operativa. In altre parole, la flessibilità riguarda la proprietà, non la regolamentazione prudenziale.
Negli Stati Uniti il modello ILC è stato utilizzato in passato da gruppi come Toyota Financial, BMW Financial Services e GM Financial, che hanno costituito banche industriali per supportare le attività di finanziamento legate al proprio core business. Più recentemente, anche alcune realtà fintech hanno guardato a questa struttura come a una via d’accesso al sistema bancario, proprio perché consente di integrare servizi finanziari regolamentati all’interno di piattaforme tecnologiche già esistenti.
Nel caso di PayPal, la scelta di una industrial loan company consente di internalizzare l’attività bancaria mantenendo al tempo stesso la flessibilità strategica tipica di un gruppo tecnologico. Se approvata, PayPal Bank opererebbe come entità giuridica separata ma controllata, permettendo al gruppo di raccogliere depositi, erogare credito e gestire direttamente una parte dell’infrastruttura finanziaria che oggi dipende da partner esterni. È un modello che riduce la dipendenza dal sistema bancario tradizionale, ma che allo stesso tempo espone PayPal a una vigilanza molto più stringente e a responsabilità sistemiche maggiori.
Ed è proprio questo equilibrio — tra innovazione e rischio, tra apertura e controllo — a rendere la scelta dell’industrial loan company uno dei nodi centrali del progetto PayPal Bank. Una soluzione legale che non rappresenta una scorciatoia regolatoria, ma un compromesso strutturale tra il mondo fintech e quello bancario, destinato a restare al centro del dibattito nei prossimi mesi.
Aria di cambiamento per il settore Fintech
L’ingresso diretto nel sistema bancario rappresenterebbe un punto di svolta non solo per PayPal, ma per l’intero settore fintech. Negli ultimi anni molte piattaforme digitali hanno ampliato l’offerta finanziaria, ma poche hanno tentato il salto verso una licenza bancaria piena negli Stati Uniti. Farlo significa accettare un livello di supervisione molto più elevato. PayPal, dal canto suo, non è estranea a contesti regolatori complessi. In Europa opera attraverso PayPal Europe, un’entità autorizzata come istituto di credito in Lussemburgo e supervisionata dalle autorità locali.
Se PayPal Bank ottenesse il via libera, l’impatto sul mercato del credito alle PMI potrebbe essere rilevante. Le piccole imprese spesso faticano ad accedere ai finanziamenti tradizionali, penalizzate da criteri di valutazione rigidi e da tempi lunghi di istruttoria. PayPal, grazie alla conoscenza diretta dei flussi di pagamento dei suoi clienti, potrebbe sviluppare modelli di credito più dinamici, basati sull’andamento reale dell’attività.
Inoltre, l’integrazione tra pagamenti, conti di deposito e prestiti potrebbe trasformare PayPal in un hub finanziario completo per le imprese, riducendo i costi operativi e semplificando la gestione quotidiana. È una visione che, se realizzata, metterebbe pressione sulle banche tradizionali, soprattutto nel segmento delle PMI.
Non mancano però le perplessità. Il modello delle industrial loan company è da tempo oggetto di dibattito negli Stati Uniti. Alcuni legislatori e regolatori temono che permettere a grandi gruppi commerciali o tecnologici di controllare banche possa creare conflitti di interesse o rischi sistemici difficili da intercettare. Proprio per questo, negli anni passati, diverse richieste di charter ILC sono state respinte o sottoposte a condizioni stringenti.
Per PayPal, diventare banca significherebbe anche esporsi maggiormente ai rischi di credito, soprattutto in fasi di rallentamento economico. L’attività bancaria richiede una gestione del rischio molto diversa rispetto a quella dei servizi di pagamento, e l’azienda dovrà dimostrare di avere strutture, capitale e processi adeguati.
La mossa di PayPal arriva in un contesto in cui le autorità statunitensi sembrano più aperte a valutare l’ingresso di nuovi attori nel settore bancario, pur mantenendo un approccio prudente. Allo stesso tempo, riflette una tendenza più ampia: i confini tra tecnologia e finanza tradizionale continuano ad assottigliarsi, e le grandi piattaforme cercano di controllare una parte sempre maggiore della catena del valore.
Se approvata, PayPal Bank diventerebbe il simbolo di una trasformazione strutturale del fintech, in cui le piattaforme digitali non si limitano più a “facilitare” i servizi finanziari, ma aspirano a diventarne il fulcro regolamentato.
Conclusione
La richiesta di PayPal di costituire una banca negli Stati Uniti rappresenta una scommessa ambiziosa e carica di implicazioni. Da un lato promette di migliorare l’accesso al credito per le piccole imprese, sfruttando tecnologia e dati per rendere il sistema più efficiente. Dall’altro apre interrogativi su regolamentazione, stabilità e concorrenza in un settore già in profonda trasformazione.
Il percorso sarà lungo e tutt’altro che scontato. Ma, indipendentemente dall’esito finale, la decisione di PayPal segna un passaggio chiave: il fintech non vuole più limitarsi ai margini del sistema bancario. Vuole entrarci, da protagonista.
Bibliografia

