Un’operazione che va oltre il gioco
La Lega Serie A ha acquisito il 51% di Fantacalcio per circa 18 milioni di euro, valutando la società intorno ai 40 milioni complessivi. Per la prima volta, il campionato italiano entra direttamente nel capitale dell’app fantasy più utilizzata nel Paese, trasformando un fenomeno culturale nato tra amici in un asset strategico controllato dall’organizzazione stessa.
L’assemblea dei club ha approvato l’operazione con una maggioranza ampia ma non unanime: 15 voti favorevoli, tre contrari e due astensioni. La decisione certifica una linea precisa: la Serie A non vuole più limitarsi alla vendita dei diritti televisivi, ma intende presidiare direttamente i canali digitali che intercettano milioni di tifosi ogni settimana.
Fantacalcio, gestito da Quadronica S.r.l., ha costruito negli anni un modello di business sostenibile: fatturato in crescita fino a circa 9 milioni di euro nel 2025, utili stimati intorno ai 4 milioni, un bacino di utenti che supera i tre milioni attivi ogni stagione. Numeri che, pur non paragonabili ai ricavi televisivi della Lega, rappresentano una fonte di redditività digitale con margini interessanti e potenziale di espansione.
Il valore economico dell’engagement
Dal punto di vista finanziario, l’operazione è relativamente contenuta rispetto ai bilanci complessivi della Serie A, ma strategicamente rilevante. Il Fantacalcio genera traffico, dati e tempo di permanenza degli utenti su base settimanale. Ogni giornata di campionato attiva milioni di interazioni, discussioni, condivisioni social e consultazioni statistiche. È una forma di engagement costante che prolunga la vita commerciale del campionato oltre i novanta minuti di gioco.
L’acquisizione consente alla Lega di integrare direttamente dati ufficiali, immagini, statistiche certificate e iniziative promozionali all’interno dell’app. Questo apre la porta a nuove forme di monetizzazione: sponsorizzazioni integrate, pubblicità targettizzata, contenuti premium, sinergie con broadcaster e partner commerciali. In un contesto in cui la crescita dei diritti televisivi mostra segnali di stabilizzazione, la diversificazione digitale diventa un fattore chiave.
Inoltre, controllare una piattaforma fantasy significa anche presidiare un segmento di mercato vicino al mondo delle scommesse sportive e del gaming, ma senza entrarvi direttamente. È una zona grigia ad alto potenziale, che in altri Paesi ha generato ricavi significativi per le leghe.
Il confronto internazionale: Premier League e NFL
Per comprendere davvero la portata dell’operazione Serie A–Fantacalcio è utile collocarla in un contesto internazionale. Le grandi leghe hanno da tempo capito che il fantasy sport è uno strumento industriale capace di generare valore economico diretto e indiretto.
La Premier League inglese, ad esempio, gestisce il proprio fantasy ufficiale come parte integrante della strategia globale del campionato. Il Fantasy Premier League conta ogni stagione oltre 10 milioni di utenti registrati a livello mondiale, con una crescita costante negli ultimi anni. Il fantasy è completamente integrato nell’ecosistema digitale della lega e alimenta una parte significativa del traffico online, delle sponsorizzazioni e dell’interazione con i broadcaster internazionali. Il valore economico diretto del fantasy non viene sempre isolato nei bilanci, ma l’impatto sull’engagement globale contribuisce a sostenere diritti televisivi che, nel ciclo 2022–2025, hanno superato i 10 miliardi di sterline complessive tra mercato domestico e internazionale.
La differenza evidente rispetto all’Italia sta nella scala. La Premier League opera su un pubblico globale strutturato e monetizza il fantasy come leva per rafforzare un prodotto già dominante sul piano commerciale. La Serie A, al contrario, parte da una base prevalentemente nazionale e da un valore dei diritti televisivi sensibilmente inferiore: circa 900 milioni di euro annui nell’ultimo ciclo domestico, contro oltre 3 miliardi annui della Premier considerando anche l’estero. In questo contesto, il Fantacalcio italiano è un asset rilevante ma inserito in un sistema economico più contenuto.
Negli Stati Uniti il modello è ancora più avanzato. La NFL, il campionato di football americano, ha integrato il fantasy all’interno di una strategia media che vale complessivamente oltre 110 miliardi di dollari nel nuovo accordo sui diritti televisivi decennali. Il fantasy NFL coinvolge decine di milioni di giocatori e, secondo diverse stime di settore, contribuisce in modo significativo all’audience televisiva, perché incentiva a seguire partite che non riguardano direttamente la propria squadra del cuore. Inoltre, il mercato del fantasy sport negli Stati Uniti si interseca con quello del betting legale e delle piattaforme di daily fantasy, un comparto che genera miliardi di dollari in ricavi annuali.
In Italia, invece, il Fantacalcio è rimasto finora un fenomeno principalmente ludico, con monetizzazione basata su abbonamenti premium e pubblicità. I volumi economici, circa 9 milioni di fatturato annuo, sono lontani dalle dimensioni dei mercati anglosassoni. La Serie A entra dunque in un segmento che ha potenziale di crescita, ma che opera ancora su scale molto più ridotte rispetto ai competitor internazionali.
La differenza è strutturale oltre che quantitativa. Premier League e NFL hanno costruito un ecosistema globale in cui fantasy, dati ufficiali, diritti audiovisivi e sponsorizzazioni sono pienamente integrati. La Serie A sta muovendo ora un passo in quella direzione, ma parte da una posizione più fragile sul piano internazionale. Se l’obiettivo è avvicinarsi ai modelli anglosassoni, l’acquisizione del Fantacalcio può essere letta come una prima tessera di un mosaico più ampio: aumentare il valore del prodotto e sfruttare i dati degli utenti per generare nuove linee di ricavo.
Resta tuttavia una differenza evidente: mentre Premier League e NFL utilizzano il fantasy come amplificatore di un business già enorme, la Serie A punta sul Fantacalcio anche come leva per compensare un gap economico rispetto ai grandi campionati. È una strategia più difensiva che espansiva, ma non per questo meno rilevante. In un mercato globale dove il valore si costruisce attraverso engagement, dati e piattaforme digitali, anche un asset relativamente piccolo può diventare strategico se inserito in una visione coerente di crescita.
Le implicazioni per i club e per i ricavi
Dal punto di vista dei club, l’operazione potrebbe tradursi in una nuova linea di ricavi indiretti. Se il Fantacalcio diventerà più integrato con contenuti ufficiali e sponsor della Serie A, una parte dei proventi potrà rientrare nel sistema di distribuzione economica della Lega.
Inoltre, il controllo della piattaforma consente una raccolta dati più strutturata sugli utenti, utile per analisi di mercato, campagne commerciali e sviluppo internazionale. In un’epoca in cui i dati rappresentano un asset strategico, avere accesso diretto a milioni di utenti registrati è un vantaggio competitivo non trascurabile.
È plausibile che nel medio periodo l’app venga utilizzata anche come leva per espandere la presenza della Serie A all’estero. Un Fantacalcio internazionale, adattato a più lingue e mercati, potrebbe accompagnare la crescita globale del brand, seguendo il modello della Premier League.
C’è poi il rischio operativo: trasformare un fenomeno nato dal basso in un asset istituzionale richiede equilibrio. Se il prodotto verrà percepito come troppo “corporate”, potrebbe perdere parte del suo fascino originario. Il successo dell’operazione dipenderà dalla capacità di mantenere l’autonomia editoriale e la credibilità del sistema di voti e punteggi.
L’ingresso nel Fantacalcio rappresenta un tassello della più ampia strategia di modernizzazione della Serie A. Negli ultimi anni la Lega ha cercato nuovi modelli di crescita: dalla centralizzazione della produzione televisiva alla ricerca di investitori esterni per la media company. L’acquisizione del 51% dell’app fantasy si colloca nella stessa logica: rafforzare il controllo sugli asset digitali e costruire un ecosistema integrato.
Se l’operazione funzionerà, potrà generare valore non solo economico ma strategico, avvicinando la Serie A ai modelli delle leghe più evolute sul piano commerciale. Se invece resterà confinata a un’operazione marginale, sarà comunque il segnale che il calcio italiano ha iniziato a muoversi su un terreno in cui per anni è rimasto indietro.
Conclusione
L’acquisto del 51% di Fantacalcio è un passo che racconta la trasformazione del calcio in piattaforma digitale. La Serie A ha scelto di investire in uno degli strumenti più potenti di engagement del pubblico, riconoscendone il valore economico e strategico.
In un mercato in cui la competizione non si gioca più soltanto sul campo ma anche sullo schermo e sui dati, il Fantacalcio diventa un asset industriale. Il campionato italiano prova così a colmare parte del gap con le leghe più avanzate, entrando direttamente in uno dei territori dove si forma l’interesse delle nuove generazioni di tifosi.
Il risultato finale dipenderà dalla capacità di coniugare business e autenticità. Ma una cosa è chiara: il Fantacalcio non è più soltanto un gioco tra amici. È diventato parte integrante del modello economico della Serie A.
Bibliografia
Il Sole 24 Ore – La Serie A entra nel Fantacalcio: comprato il 51% dell’app più amata d’Italia
Calcio e Finanza – Cosa cambia al Fantacalcio dopo l’acquisto della Serie A
