Amazon chiude il contenzioso fiscale in Italia da 723 milioni

Introduzione

Amazon e il fisco italiano hanno raggiunto un accordo da 723 milioni di euro per chiudere una serie di accertamenti fiscali aperti negli ultimi anni. L’intesa, resa nota il 10 dicembre, riguarda contestazioni accumulate su diversi periodi d’imposta, in particolare sulle operazioni IVA e sulle modalità di rendicontazione delle attività logistiche. È una delle transazioni più rilevanti mai siglate da una multinazionale digitale in Italia, e conclude un dossier che coinvolgeva la Procura di Milano, la Guardia di Finanza e l’Agenzia delle Entrate.

Secondo le informazioni diffuse, 511 milioni fanno riferimento ai rilievi sollevati nei confronti della holding lussemburghese del gruppo, mentre 212 milioni ricadono su due società operative italiane: Amazon Logistica e Amazon Italia Transport. Il saldo potrà essere rateizzato, come previsto dalla normativa per gli accordi di adesione fiscale.

L’accordo

L’indagine è nata da una serie di verifiche sulla gestione dell’IVA da parte del colosso statunitense; in particolare, l’algoritmo predittivo non ha considerato gli obblighi tributari per aver messo nel mercato merci extra-ue, prevalentemente cinesi, senza dichiararne l’identità.. In una fase iniziale, la stima del presunto debito fiscale aveva raggiunto i 3 miliardi di euro, cifra poi ridotta sulla base della documentazione presentata da Amazon e delle successive valutazioni tecniche dell’Agenzia delle Entrate.

Il versamento dei 723 milioni, frutto di un processo di contraddittorio con l’Agenzia delle Entrate, consente di configurare i presupposti applicativi dell’art. 13: laddove la contestazione rientri tra i reati tributari “a querela fiscale” previsti dal D.lgs. 74/2000, il pagamento comporta l’estinzione del reato o, alternativamente, l’improcedibilità dell’azione penale. È una procedura consolidata che trova fondamento anche nel principio di offensività del diritto penale tributario: una volta recuperato il tributo, viene meno l’interesse punitivo dello Stato.

Resta comunque la possibilità che eventuali filoni investigativi residui proseguano autonomamente. In questo senso, l’accordo non produce un’immunità generalizzata, ma opera esclusivamente nei limiti oggettivi e temporali del debito definito in sede amministrativa, come previsto dal quadro normativo vigente.

L’azienda ha commentato l’accordo sottolineando la volontà di collaborare con le istituzioni italiane. “Siamo tra i primi 50 contribuenti in Italia e uno dei maggiori investitori esteri nel Paese. Negli ultimi 15 anni abbiamo investito oltre 25 miliardi di euro in Italia, dove impieghiamo direttamente più di 19.000 persone. Contesti normativi imprevedibili, sanzioni sproporzionate e procedimenti legali prolungati incidono sull’attrattività dell’Italia come destinazione di investimento”.

Le implicazioni per il sistema fiscale italiano

Per l’Italia, l’accordo vale molto più dei 723 milioni che entreranno nelle casse dello Stato. Il messaggio è sia politico che regolatorio: anche nei confronti dei colossi globali l’Agenzia delle Entrate è in grado di contestare irregolarità e ottenere un risultato concreto.

L’intesa con Amazon potrebbe rappresentare un precedente per altre piattaforme che operano nel commercio elettronico e nella logistica, settori in cui la tracciabilità delle operazioni è diventata un elemento essenziale del gettito IVA nazionale.

Si inserisce, inoltre, nel percorso avviato a livello europeo con l’implementazione delle nuove norme per contrastare l’elusione fiscale, tra cui i framework sulla digital levy e sulla rendicontazione pubblica dei profitti Paese per Paese.

Nonostante l’accordo, la posizione giudiziaria di Amazon non può dirsi chiusa del tutto. Secondo Reuters, la Procura di Milano avrebbe ancora aperto un filone penale riferito al periodo 2019-2021, con un presunto danno erariale stimato in circa 1,2 miliardi. Il versamento deciso con l’Agenzia delle Entrate, dunque, non esclude ulteriori sviluppi, anche se potrebbe influire sulla valutazione dell’elemento soggettivo nei procedimenti in corso.

Sul fronte del lavoro, inoltre, resta il tema della sostenibilità del modello logistico: la crescente automazione, i tempi di consegna estremamente serrati, nonché il ruolo dei corrieri esterni rappresentano punti di attenzione per sindacati e autorità di vigilanza.

Oltretutto, l’accordo arriva in un momento in cui lo Stato sta ridefinendo il rapporto con le grandi piattaforme. Se fino a pochi anni fa la posizione dominante dei colossi tech appariva quasi intoccabile, oggi la pressione regolatoria è cresciuta su più fronti: antitrust, trasparenza fiscale, tutela della concorrenza e diritti dei lavoratori.

Conclusione

L’intesa chiude un capitolo ma ne apre diversi altri. Per Amazon significa eliminare un’incertezza che rischiava di danneggiare il business in uno dei mercati più importanti d’Europa. Per lo Stato italiano rappresenta una vittoria simbolica e materiale, dimostrando la capacità di affrontare e regolare soggetti di dimensioni globali.

Resta da vedere se questo accordo inaugurerà una stagione più trasparente nei rapporti tra piattaforme digitali e fisco, o se resterà un episodio isolato in un settore destinato a essere sempre più centrale nell’economia italiana. In ogni caso, dopo anni di tensioni e sospetti, l’Italia e Amazon hanno trovato un equilibrio, almeno per ora.


Bibliografia

Corriere

Il Sole 24 Ore

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