Introduzione
Lo scorso 29 settembre, Electronic Arts ha annunciato di aver raggiunto un accordo definitivo per essere acquisita dal consorzio composto dal fondo sovrano saudita PIF, e dalle società di private equity Silver Lake e Affinity Partners, raggiungendo il valore record di $55 miliardi.
In base ai termini dell’accordo, gli azionisti riceveranno $210 per azione in contanti, e un premio del 25% rispetto al prezzo di chiusura precedente di circa $168.
L’operazione segnerà anche l’uscita dal mercato azionario: tutte le sue azioni pubbliche verranno acquistate, e la società non sarà più quotata in borsa. La prima quotazione risale al 1990, e pochi anni dopo la capitalizzazione ammontava a $1,61 miliardi: ad oggi, si aggira intorno ai $43 miliardi.
L’acquisizione si colloca al secondo posto tra le più costose della storia del gaming, dietro all’acquisizione di Activision Blizzard da parte di Microsoft dal valore di $69 miliardi, a seguito di un susseguirsi di problemi con l’antitrust del Regno Unito e dell’Unione Europea per il timore che potesse danneggiare la concorrenza. In quel caso, la condizione per l’approvazione dell’accordo è stata la cessione dei diritti di distribuzione di Microsoft a Ubisoft.
Oltretutto, l’accordo rappresenta la più grande transazione di privatizzazione della storia, superando l’acquisizione del gruppo di servizi pubblici texano TXU del 2007, che ammontava a $45 miliardi.
La storia di EA
Electronic Arts è stata fondata nel 1982 da Trip Hawkins; con sede a Redwood in California, EA nacque con l’obiettivo di sviluppare, distribuire e commercializzare videogiochi attraverso diverse etichette e case produttrici. Negli anni Ottanta, il concetto di “software house” era ancora agli albori: EA fu pioniera nel riconoscere l’importanza dei videogiochi in un settore in continua evoluzione.
Nel tempo, l’azienda ha costruito intorno a sé uno dei portafogli di proprietà intellettuali più riconoscibili al mondo: The Sims, Battlefield, Fifa (ad oggi EA Sport FC), Madden NFL, e molti altri. Nel 2011, EA si è collocata terza del settore per ricavi, con alle spalle Nintendo e Activision Blizzard. EA ha dimostrato di aver saputo leggere il settore, talvolta superando le aspettative, e altrettante volte deludendo il pubblico.
Infatti, EA ha affrontato diverse criticità legate principalmente a rallentamenti nello sviluppo dei titoli nuovi, pressioni sui margini, continue esigenze di innovazione tecnologica, e la trasformazione del modello di business – concentrandosi su modelli basati su abbonamenti e microtransazioni, portando a una divisione del pubblico.
L’assetto societario moderno è composto da quattro sussidiarie, ognuna avente il proprio settore e il proprio pubblico di riferimento. La più grande è EA Games: con questo brand vengono prodotti videogiochi di ruolo, ma anche i cosiddetti MMORPG, ossia i Massive multiplayer online role-playing games.
La seconda sussidiaria è EA Sport, brand importante per la produzione di giochi come il vecchio Fifa, in produzione dal 1993 che ha portato circa 300 milioni di copie vendute da allora, ma anche Madden NFL per il football americano e Need for speed.
La terza è invece EA Maxis, con cui vengono distribuiti principalmente simulatori di vita reale: il più famoso è The Sims. L’ultima è EA All Play, che riunisce tutte le collaborazioni esterne, distribuendo realtà come The Simpson, Tetris, Monopoli e molti altri.
I dettagli dell’accordo e le prospettive future
È stato pattuito che il consorzio acquisterà il 100% di EA, mentre il PIF trasferirà la sua partecipazione del 9,9% nella società. L’operazione sarà composta in parte da liquidità, in parte dal rinnovo della partecipazione esistente di PIF in EA – che costituisce un investimento di circa $36 miliardi, e in parte da finanziamento tramite debito.
Circa $20 miliardi saranno infatti disposti da JPMorgan Chase Bank, di cui 18 miliardi finanziati al closing, con garanzie di credito legate all’operazione. L’operazione è oltretutto soggetta all’approvazione degli azionisti e all’ottenimento delle autorizzazioni regolatorie, con una tempistica prevista per completarsi entro il primo trimestre d’esercizio fiscale 2027.
Questo buyout è a tutti gli effetti il più grande Leveraged Buyout (LBO) interamente in contanti mai realizzato: non è infatti passato inosservato il passaggio di EA da società pubblica a entità privata.
Grazie a questo accordo, il Consorzio è in grado di apportare, oltre che il capitale necessario, una profonda esperienza nel settore, permettendo di combinare nuove esperienze e migliorando la qualità dell’azienda stessa. Come rivelato da Christopher Dring a un’intervista alla BBC, EA “è da un po’ aperta all’idea di un potenziale acquirente che le aiuti a salire di livello”.
Sembrerebbe preoccupare il debito contratto da $20 miliardi, ma a tal proposito si renderanno necessari i ricavi di grandi realtà come EA Sport FC – già Fifa, o anche Battlefield 6.
Parallelamente, EA sembra aver scommesso sulla intelligenza artificiale generativa, quest’ultima rendendosi capace di ridurre significativamente i costi operativi e automatizzare parti del design e della produzione.
Conclusione
Questa acquisizione non rappresenta solo la più grande privatizzazione nel settore digitale, ma una vera e propria strategia finanziaria messa in atto dal Consorzio: in particolare, il PIF è una presenza centrala nel panorama del gaming mondiale, detenendo partecipazioni in Nintendo, Take-Two, Activision Blizzard, e altre realtà. Allo stesso tempo, Silver Lake si è resa protagonista di altre due importanti operazioni: la partecipazione alla trattativa per il controllo statunitense di TikTok, e la privatizzazione di Dell in un’operazione da $25 miliardi. Infine, Affinity Partners – guidata dal genero del Presidente Donald Trump Jared Kushner – aggiunge quel tocco politico all’investimento. Kushner ha infatti dichiarato di “ammirare la capacità di EA di creare esperienze iconiche e durature”, definendo l’accordo un’occasione per sostenere un’azienda che ha segnato l’immaginario di generazioni di giocatori.
In questo scenario, l’intervento dei fondi privati risulta essere la scelta migliore per rilanciare un’azienda in cerca di innovazione e riscatto in un mondo in continua evoluzione, anche grazie – e per colpa di – nuove tecnologie, come l’intelligenza artificiale, che sfidano anche i colossi del gaming.