Il caso GoPro: da 10 miliardi a 200 milioni

Introduzione

Il vantaggio competitivo di una startup è spesso in pericolo se l’azienda non riesce a reinventarsi. In un mercato in continua evoluzione con prodotti sempre più simili tra loro, la capacità innovativa di un’azienda diventa l’obiettivo principale degli attori economici per incrementare il proprio valore e, in alcuni casi, per sopravvivere. Il caso GoPro rappresenta a pieno questo fenomeno economico: da una startup con una grande idea, a una società che si è vista perdere la propria leadership, erodendo completamente la valutazione iniziale.

La storia e il declino di GoPro

Gopro nasce da un’idea di un surfista californiano, Nick Woodman, con la volontà di catturare acrobazie in mare; la mission era semplice: creare una fotocamera piccola, resistente, accessibile, capace di rendere epico il quotidiano. Woodman iniziò vendendo le prime fotocamere analogiche da 35 mm con dei centurini artigianali, e nel 2004 uscì la prima GoPro HERO.

Tra il 2010 e il 2014, Gopro ha raggiunto il suo apice nel mondo: era un vero e proprio fenomeno social. Data la forte versatilità che la videocamera offriva – leggera, impermeabile, montabile ovunque – è stato possibile far diventare creator di contenuti ogni persona che la avesse; infatti, chiunque praticasse surf, mountain bike, paracadutismo, o qualsiasi altro sport definibile “estremo” era spinto da avere una propria Gopro, caricando i contenuti sulle piattaforme social, principalmente YouTube, Facebook e Instagram al fine di condividere video e foto con i propri amici. L’onda del successo portò l’azienda nel 2014 a quotarsi al NASDAQ con una valutazione di oltre 11 miliardi di dollari.

Tuttavia, con il passare degli anni GoPro non è riuscita a reinventarsi in un mercato sempre più dinamico: il vantaggio competitivo inizialmente detenuto dalla startup GoPro è stato superato da altri attori economici – come DJI e Insta360 – nonché l’avvento di smartphone dotati di una fotocamera sempre più performante, avvicinandosi al concept iniziale di GoPro.

Un problema evidente risulta essere la dipendenza eccessiva da un solo prodotto offerto al pubblico: lo scopo di una GoPro è sempre stato la registrazione audiovisiva di un determinato contenuto, senza possibilità di diversificazione. Per fare un paragone banale e probabilmente inutile, la Big-Tech Apple ha saputo reinventarsi nel corso degli anni trasformando un telefono in uno strumento anche lavorativo. Il punto è che Apple ha saputo imporsi anche nel mercato della fotografia, intaccando conseguentemente anche GoPro. Certo, una GoPro non è paragonabile ad uno smartphone, ma sicuramente GoPro non ha saputo reinventarsi, è pur sempre rimasta una società che vende prodotto in grado di registrare audio e video.

Certamente la qualità nel tempo è migliorata, arrivando con la nuova GoPro HERO13 a registrare video a 5,3K di risoluzione a 60 fps, con foto a 27 MP per scatto, un sistema HyperSmooth 6.0 per la stabilizzazione video e altrettante caratteristiche performanti. Il problema, però, è che non basta per rilanciare un brand intero. Nel 2016 GoPro ha provato a lanciare il drone Karma, ritirato però solo due anni dopo, rivelandosi essere un costoso insuccesso.

Un altro tentativo di reinventarsi è stato fatto nel 2020 con il nuovo abbonamento ai servizi cloud. Nel 2025 si contano 2,5 milioni di abbonati, ma le vendite degli hardware restano comunque in calo: GoPro ha annunciato tagli del 15% della forza lavoro e una riduzione delle spese operative per puntare ad un ritorno all’utile.

Un po’ di dati alla mano. I risultati operativi e finanziari del secondo trimestre del 2025 mostrano un calo dei ricavi: 152,6 milioni di dollari rispetto ai 186,2 milioni del Q2 2024; c’è stato anche un calo delle vendite di fotocamere: circa 500.000 rispetto alle 576.000 del Q2 2024 e 704.000 del Q2 2023. I ricavi da abbonamenti e servizi sono rimasti invariati rispetto all’anno precedente: 26 milioni di dollari e 2,45 milioni di abbonati, in calo del 3%. Il 73% del fatturato totale riguarda il canale retail, pari a 111 milioni di dollari, in calo del 19% rispetto all’anno precedente. Il fatturato di GoPro.com – inclusi abbonamenti e servizi – ammonta a 41 milioni di dollari, completando il restante 27% del fatturato totale.

Nel comunicato ufficiale dei risultati Q2 2025, il management di GoPro, Inc. ha evidenziato segnali di miglioramento operativo nonostante il calo dei ricavi: le iniziative di riduzione dei costi hanno iniziato a produrre gli effetti sperati. Woodman ha inoltre dichiarato che l’azienda sta “riconquistando efficienza e flessibilità”, dando la priorità al ritorno alla redditività e prevedendo una diversificazione della linea in grado di sostenere una crescita più equilibrata.

Conclusione

Il caso GoPro rappresenta una lezione importante sull’evoluzione di una startup tecnologica. Il futuro di GoPro sembra essere destinato ad un continuo calo se non riuscirà nel rilancio di cui avrebbe bisogno.

Bibliografia

https://seekingalpha.com/article/4805126-gopro-a-dead-cat-bounce-as-subscribers-fall

https://www.youtube.com/watch?v=PvKaqRo0Lyc

https://www.reddit.com/r/gopro/comments/11xmiss/the_fall_of_gopro_what_went_wrong/?tl=it

https://stockstory.org/us/stocks/nasdaq/gpro/news/buy-or-sell/3-reasons-gpro-is-risky-and-1-stock-to-buy-instead-2#:~:text=We%20remain%20cautious%20of%20GoPro,as%20of%20March%2031st%202025).

https://finance.yahoo.com/news/why-gopro-gpro-shares-getting-182611623.html

https://www.nasdaq.com/articles/gopro-grapples-ongoing-competition-stock-suffers

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