Il 2 dicembre Prada ha annunciato il completamento dell’acquisizione di Versace dal valore di 1,25 miliardi di euro, secondo quanto risulta dal comunicato aziendale. L’operazione era stata già annunciata nella primavera del 2025; non si è trattato di un semplice affare, ma anche di un gesto culturale, quasi identitario: riportare in Italia uno dei marchi più iconici del lusso mondiale, nato dal genio di Gianni Versace e diventato negli anni un simbolo riconoscibile nel mondo. L’acquisizione è arrivata nel giorno del compleanno dello stilista, un dettaglio che ha contribuito a restituire all’operazione un tono quasi narrativo, come se si volesse chiudere un cerchio rimasto aperto dal 1997.
Da tempo il gruppo cercava un’acquisizione significativa che potesse ampliarne le dimensioni e permettergli di alzare il livello del confronto con i giganti francesi del lusso. Versace è risultata essere l’occasione ideale per riprendere il gap. Tuttavia, negli ultimi anni, la maison aveva attraversato una fase complicata. Le vendite erano diventate altalenanti e, soprattutto, la figura di Donatella Versace, per decenni garante dell’identità del brand, si era progressivamente allontanata. L’uscita del direttore creativo nel 2025 aveva confermato l’impressione che il marchio fosse entrato in una fase di transizione, senza una direzione chiara.
Prada ha visto in questo scenario un’opportunità piuttosto che un ostacolo. L’identità di Versace rimane fortissima, riconoscibile, immediata: la debolezza non era creativa, ma strutturale. Versace aveva bisogno di una base industriale più solida, di investimenti, di una rete retail più capillare e di un processo produttivo meglio integrato. Tutte componenti che il gruppo Prada può offrire senza difficoltà, grazie a decenni di consolidamento e verticalizzazione.
La sfida, naturalmente, non sarà solo industriale. Versace è un marchio emotivo, viscerale, definito da un’estetica che vive di eccessi e di rotture. Prada è l’esatto contrario: misura, razionalità, pulizia formale. L’unione dei due mondi richiede infatti sensibilità e rispetto, perché il rischio più temuto dagli appassionati è che Versace perda la sua identità a favore di una normalizzazione stilistica. Per ora, Prada ha assicurato di voler mantenere intatta la forza creativa del brand. Sarà una promessa da verificare col tempo, le collezioni, il tono della comunicazione e con le scelte stilistiche che arriveranno.
Il mercato ha accolto la notizia con favore. L’idea che Versace torni in mani italiane è stata letta come un segnale di vitalità del settore del lusso del Paese, spesso percepito come vulnerabile ai grandi gruppi stranieri. L’Italia resta un centro creativo fondamentale, ma la sua industria è frammentata. Per questo l’unione tra Prada e Versace è considerabile come un primo passo verso un possibile polo del lusso italiano più forte, in grado di confrontarsi con giganti come LVMH e Kering. Gli analisti considerano il prezzo dell’acquisizione ragionevole e sostenibile, un investimento ad alto potenziale che potrebbe portare valore nel medio periodo.
La reazione interna a Versace, invece, è stata più complessa. L’uscita del direttore creativo poche settimane dopo la conclusione dell’accordo ha lasciato un vuoto immediato. La direzione creativa è il cuore pulsante di una maison e, senza una guida, il rischio di smarrimento è concreto. La scelta della nuova figura responsabile sarà decisiva per capire quale sarà il futuro del brand. Ci si chiede se Prada opterà per un nome noto, per una scelta più giovane o per un ritorno a un’estetica più vicina allo spirito originario. In ogni caso, sarà una decisione carica di aspettative e inevitabilmente scrutinata.
La prospettiva di lungo periodo, però, è molto più interessante del dibattito immediato. Se l’integrazione funzionerà, Prada potrà costruire attorno a sé un gruppo più ampio e diversificato, nonché competitivo. Versace potrebbe finalmente liberarsi da anni di incertezze e tornare a occupare stabilmente un ruolo da protagonista nell’alta moda.
Resta da capire come si muoverà il pubblico, oggi più attento che mai all’identità dei brand. I clienti di Versace sono molto diversi da quelli di Prada, essendo più legati a un’idea di moda spettacolare. Il nuovo management dovrà essere in grado di mantenere questo rapporto senza tradire le aspettative.
L’acquisizione è quindi un punto di partenza e non di arrivo. Rappresenta un tentativo di rispedire al centro della moda mondiale un’idea di lusso che abbia radici italiane e una voce propria. Oggi, il lusso è un settore che vive di narrazioni e di autenticità; Prada e Versace hanno due storie diversissime ma, per motivi differenti, entrambe straordinariamente forti. Se riusciranno a convivere senza cancellarsi a vicenda, il mercato potrebbe assistere alla nascita di un nuovo equilibrio, più maturo, più consapevole e finalmente italiano.
