San Siro nelle mani di Inter e Milan, ma la questura indaga

Introduzione

Milano volta pagina: lo storico stadio Giuseppe Meazza, universalmente conosciuto come San Siro, è ufficialmente di proprietà delle due squadre milanesi, FC Internazionale Milano e AC Milan. Con la firma del rogito notarile dello scorso 5 novembre, si è chiusa un’operazione dal valore complessivo di circa 197 milioni di euro, che segna la fine di un’epoca e l’inizio di una nuova fase per la città e per i suoi club.

In un comunicato congiunto, le due società hanno annunciato l’inizio del nuovo capitolo sia per la città che per i club: esso “riflette le ambizioni condivise da Milan e Inter e dalle rispettive proprietà – RedBird e fondi gestiti da Oaktree – per un successo sportivo a lungo termine”.

La cessione, tuttavia, presenta già il primo problema: la Procura di Milano ha aperto un’indagine per turbativa d’asta, sospettando irregolarità nella procedura che ha portato alla vendita. Mentre la magistratura indaga, Inter e Milan procedono nel frattempo con un ambizioso progetto di rigenerazione urbana che cambierà radicalmente il volto dell’area entro il 2031.


La storia di San Siro

Lo stadio di San Siro è da quasi un secolo il cuore pulsante del calcio milanese e italiano. Costruito nel 1926 su iniziativa del presidente milanista Piero Pirelli, San Siro nasce come impianto dedicato esclusivamente al calcio: un’eccezione all’epoca, dato che la maggior parte degli impianti sportivi erano destinati all’atletica. Il progetto fu firmato dall’ingegnere Ulisse Stacchini, lo stesso che realizzò la Stazione Centrale di Milano, e dall’architetto Alberto Cugini, con 35 mila posti, tribune rettilinee e curve ravvicinate per favorire il coinvolgimento del pubblico. L’impianto venne inaugurato il 19 settembre 1926 con un’amichevole tra Milan e Inter (vinta 6 a 3 dai nerazzurri).

Negli anni, San Siro acquisì sempre più valore: nel 1934 ospitò infatti il campionato mondiale, conosciuto come Coppa Jules Rimet, vinto poi a Roma per 2-1 dall’Italia in finale con la Cecoslovacchia, e l’anno successivo la proprietà passò al Comune di Milano. Nel 1955 fu ampliato con un secondo anello, raggiungendo la capienza di 60 mila spettatori.

Con i Mondiali del 1990 venne costruito il terzo anello, raggiungendo gli 85 mila posti, e vennero create le famose torri cilindriche: esse furono ideate in occasione del grande evento per dare un effetto ottico grazie alle scale elicoidali, dando l’illusione di ruotare quando le persone si muovevano. Gli undici piloni allora costruiti in cemento armato sostenevano la famosissima copertura dello stadio. Nel 2010, infine, ci furono ristrutturazioni per motivi di sicurezza e comfort, portando a una capienza di circa 80 mila posti attuali.

Ad oggi il Meazza rappresenta un monumento di architettura sportiva e un simbolo dell’identità cittadina, arrivando ad ospitare tanto le partite di calcio quanto concerti nazionali e internazionali. Da Bob Dylan ai Rolling Stones, da Vasco a Beyoncé, la Scala del Calcio ha assunto uno status di icona culturale, creando un luogo identitario per i milanesi.

Negli ultimi anni, però, entrambe le società hanno mostrato un interesse a voler rifare lo Stadio, spinte da ragioni prevalentemente economiche. L’impianto risulta infatti “obsoleto e poco efficiente dal punto di vista gestionale e delle entrate da match-day, hospitality e sponsorizzazioni”.


Il nuovo progetto

Secondo il DOCFAP, il Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali, i costi complessivi per realizzare il nuovo stadio e la riqualificazione dell’area sono stimati in circa 1,25 miliardi di euro, di cui 708 milioni solo per lo stadio e 103 milioni di opere accessorie. Oltretutto, il rapporto costi-benefici di una semplice ristrutturazione dell’impianto esistente si prospetta essere meno vantaggioso, stimando un costo di circa 430 milioni di euro contro gli 810 milioni del nuovo impianto.

Il piano congiunto delle due società prevede una demolizione parziale dell’attuale San Siro, con la conservazione di circa il 30 % della struttura storica, in particolare le rampe del lato sud-est. Il resto sarà smantellato per fare spazio a un complesso di nuova generazione, comprensivo di un nuovo stadio da circa 71 mila posti, spazi commerciali, uffici, aree verdi e un parco urbano aperto al pubblico che collegherà la zona del Meazza all’ex Trotto.

La controparte, il comune di Milano, ha posto condizioni ambientali e urbanistiche stringenti: il 50% dell’area dovrà rimanere verde, con circa 80.000 metri quadrati di spazi verdi pubblici che, al termine dei lavori, torneranno al patrimonio del Comune nonché raggiungere la neutralità carbonica e la mobilità sostenibile.

L’impianto sorgerà nell’area ovest del comparto attuale, mentre la parte dell’impianto storico conservata darà vita ad un nuovo polo multifunzionale: alcune rampe e il secondo anello rimarranno infatti il simbolo del legame tra la memoria storica e il futuro della città. Il progetto, nelle intenzioni dei club, dovrebbe partire entro il 2027 e concludersi entro il 2031, in vista degli Europei 2032 che vedranno Milano tra le città ospitanti.

 

La vicenda giudiziaria: la turbativa d’asta

La vendita non è passata inosservata agli inquirenti: subito dopo la firma del rogito, la Procura di Milano ha aperto un fascicolo d’indagine per turbativa d’asta, in seguito a un esposto presentato dal promoter musicale Claudio Trotta, esponente del comitato Sì Meazza.

Trotta ha dichiarato di aver manifestato interesse per la presentazione di una proposta alternativa di acquisto e riqualificazione dell’impianto, ma di non aver potuto partecipare alla procedura a causa dei tempi ritenuti troppo brevi e delle condizioni fissate dal Comune di Milano.

La Procura acquisirà quindi tutti i documenti necessari per accertare se l’iter amministrativo di vendita si sia svolto nel pieno rispetto delle norme sulla concorrenza, pubblicità e trasparenza amministrativa.

La turbativa d’asta è un reato previsto dal Codice Penale agli articoli 353 e 353-bis. Esso punisce chiunque alteri, ostacoli o manipoli il regolare svolgimento di una gara pubblica, sia essa d’appalto, d’asta o di concorso, al fine di favorire o danneggiare uno dei partecipanti.

L’articolo 353, in tema di turbata libertà degli incanti, stabilisce infatti che chiunque, con violenza, minaccia, doni, promesse o altri mezzi fraudolenti, impedisce o turba la libertà degli incanti o delle gare pubbliche, ovvero allontana gli offerenti o ne determina l’astensione, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni e con la multa da 103 a 1.032 euro

L’articolo 353-bis, in tema di turbata libertà del procedimento di scelta del contraente,  è stato introdotto dalla Legge 136 del 2010: esso estende la tutela anche alle fasi preparatorie di un appalto o di una vendita pubblica, punendo chiunque interferisca con la trasparenza o l’imparzialità del procedimento per favorire determinati soggetti.

Nel caso di San Siro, l’ipotesi su cui indaga la Procura riguarda la possibilità che i tempi e i criteri di selezione abbiano escluso di fatto proposte alternative rispetto a quelle di Milan e Inter.


Conclusione

La vendita di San Siro rappresenta un punto importante per Milano e i due club, ma restano sul tavolo due sfide: da una parte le tempistiche relativamente brevi, e dall’altra le condizioni imposte dal Comune.

Infine, in merito all’inchiesta della Procura, il presidente della società rossonera Paolo Scaroni ha definito la turbativa un semplice “venticello”, escludendo una tempesta giudiziaria. L’inchiesta si colloca oltretutto in un momento non troppo lontano rispetto alla maxi-indagine del luglio scorso in merito alla gestione dell’urbanistica in città. Il futuro dello storico Meazza resta quindi sospeso tra giustizia, modernità e nostalgia: il simbolo di una città che cambia, icona di due squadre e due colori che non possono dimenticare le loro radici.

 

Bibliografia

Gazzetta dello Sport, “San Siro, che cosa resterà con il nuovo progetto di Milan e Inter”.

ANSA, “Vendita San Siro, la Procura indaga per turbativa d’asta”.

SportMediaset, “San Siro è ufficialmente di proprietà di Inter e Milan: firmato il rogito”.

il manifesto, “San Siro venduto a Milan e Inter, ma la Procura apre un’inchiesta”.

Codice Penale italiano, artt. 353 e 353-bis (“Turbata libertà degli incanti” e “Turbata libertà del procedimento di scelta del contraente”).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *